Rinnovabili al top nel 2011: è loro il 71% della nuova potenza installata

Rapporti –

Boom delle fonti alternative in Europa, grazie soprattutto al fotovoltaico, mentre l’energia del vento ha tenuto il passo del 2010

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Il 2011 è stato l’anno delle fonti rinnovabili nel Vecchio continente. Nel suo ultimo rapporto l’Ewea (European wind energy association), oltre ad analizzare l’evoluzione dell’eolico nel Vecchio Continente, ha fatto il punto su ttutto il comparto delle energie pulite. Così, si scopre (o meglio, viene confermato) che se l’eolico ha tenuto il passo del 2010, il fotovoltaico ha segnato un consistente incremento.
L’Europa ha visto oltre 9.600 MW di nuova potenza installata nelle fattorie del vento, in linea con la capacità aggiunta nei dodici mesi precedenti. Bisogna però guardare le rinnovabili nel loro complesso per apprezzare la portata degli investimenti nell’economia verde: eolico e solare, con l’apporto molto più ridotto delle altre tecnologie come le biomasse, hanno costituito il 71% di tutta la potenza installata nel 2011, 32.000 MW su quasi 45.000. Alle fonti tradizionali (carbone, gas, nucleare, olio combustibile) è rimasto così meno del 30% della torta energetica.

Finora non si era mai verificata una crescita così sostenuta per le fonti alternative, +37,7% in confronto al 2010. Al primo posto per potenza aggiunta in Europa nel 2011 troviamo quindi il fotovoltaico con 21.000 MW e il 47% del totale; in seconda posizione il gas con 9.700 MW e il 22% della torta, appena davanti all’eolico con i suoi 9.600 MW che valgono il 21% del mix. Il carbone si è dovuto accontentare di poco più di 2.000 MW e una quota pari al 5%; tutte le altre fonti, dalle biomasse al nucleare passando per l’idroelettrico, la geotermia e così via, hanno conquistato percentuali prossime allo zero. Il nucleare, in particolare, ha dismesso circa 6.000 MW dalle sue centrali europee. L’Ewea, però, evidenzia anche che il carbone ha introdotto per il secondo anno consecutivo più potenza di quella dismessa. È quindi urgente, secondo quanto vorrebbe la lobby del vento, che Bruxelles stabilisca di ridurre del 30% le emissioni di CO2 nel 2020, bloccando tutti gli incentivi a questa fonte fossile.

Il cammino delle rinnovabili è stato senza sosta, considerando che nel 2000 la nuova capacità installata era pari a 3.500 MW, il 20% circa del totale; ora siamo quasi a dieci volte tanto. Osservando la potenza disponibile oggi in Europa (oltre 891.000 MW), l’eolico presidia una fetta da quasi 94.000 MW, il 10% circa del parco complessivo degli impianti; undici anni fa era appena al 2% del mix della produzione elettrica. Il Vecchio continente ha investito 12,6 miliardi di euro nel 2011 nelle nuove centrali del vento. In Germania si è concentrato il 22% degli impianti entrati in funzione lo scorso anno per complessivi 2.000 MW; a seguire la Gran Bretagna con il 13% del mercato e quasi 1.300 MW, grazie soprattutto allo sviluppo delle turbine offshore. In terza posizione la Spagna con un migliaio di MW, di poco davanti all’Italia con 950.

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