L’Europa vuole puntare sulla bioeconomia

Strategie –

Un piano articolato prevede l’utilizzo sostenibile delle risorse per una crescita economica “sana” e sempre più svincolata dalle fonti fossili

L’Unione europea ha definito una nuova strategia per la bioeconomia, con l’obiettivo di utilizzare in modo più evoluto le risorse rinnovabili del pianeta. Il piano si chiama “L’innovazione per una crescita sostenibile: una bioeconomia per l’Europa” e prevede lo sviluppo di nuove tecnologie e processi produttivi destinati a stimolare mercati biologici e sostenibili.
Il piano sarà presentato agli stati membri in occasione del Consiglio “Competitività”, che avrà luogo il prossimo 21 febbraio. Nell’ambito del programma di ricerca “Orizzonte 2020” sono stati, inoltre, già proposti investimenti per 4,7 miliardi di euro destinati a sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima nonché bioeconomia.

Ma come definire la bioeconomia? Essa si basa sulle risorse bio provenienti dalla terra e dal mare, dai rifiuti da riutilizzare come combustibili nelle produzioni industriali, energetiche, di alimenti e mangimi. L’industria della bioeconomia produce in stabilimenti sostenibili con processi fondati su prodotti bio, come gli scarti organici che rappresentano un’utile alternativa ai concimi chimici.
«L’Europa deve passare a un’economia ‘post-petrolio’. Un maggiore utilizzo di fonti rinnovabili non è più solo una scelta ma una necessità. Dobbiamo promuovere il passaggio a una società fondata su basi biologiche invece che fossili, utilizzando i motori della ricerca e dell’innovazione. Si tratta di una mossa positiva per l’ambiente, la sicurezza energetica e alimentare e per la competitività futura dell’Europa» ha affermato Máire Geoghegan-Quinn, la commissaria responsabile per la Ricerca, l’innovazione e la scienza.

L’Ue ha stilato una strategia articolata in tre direzioni fondamentali. Prima di tutto sono previsti investimenti in ricerca, innovazione e competenze per la bioeconomia, attraverso risorse Ue, fondi nazionali, investimenti privati e frutti di sinergie con altre iniziative politiche; seconda priorità sono i mercati, il loro sviluppo attraverso la competitività nei settori della bioeconomia, intensificando la produzione primaria sostenibile, la valorizzazione dei rifiuti e la diffusione di informazioni per istruire a una migliore efficienza dei processi produttivi e delle risorse; infine è ritenuto necessario pervenire a uno stretto coordinamento delle politiche, attraverso un maggior impegno e coinvolgimento di tutti gli attori interessati.

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