Italia “hub” europeo del gas? Assolombarda ci spiega come

Strategie –

L’associazione indica cinque mosse per aumentare la sicurezza energetica del nostro Paese e la concorrenza nel mercato del metano

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Dalle infrastrutture agli stoccaggi, passando per la liberalizzazione delle forniture: quella che propone il gruppo Energia di Assolombarda è una strategia in cinque mosse per sviluppare il mercato del gas nel nostro Paese. Sono tutti argomenti già passati al vaglio delle istituzioni in questi ultimi mesi, ma non ancora affrontati in modo organico, nell’ambito di un Piano energetico nazionale. Intanto le imprese italiane continuano a pagare bollette più care della media europea, perché ci sono parecchi ostacoli a frenare la competitività del gas nella Penisola.

Il primo punto evidenziato dall’associazione degli imprenditori lombardi è la sicurezza degli approvvigionamenti. Qui sarebbe essenziale investire in nuove infrastrutture, per variare le importazioni e ridurre così la dipendenza dai singoli Paesi produttori di metano (Russia in primis). I rigassificatori potrebbero aprire nuove strade, anche se la recente vicenda di Brindisi, con British gas che ha deciso di abbandonare il progetto dopo undici anni di burocrazia italiana, ha segnalato una volta di più la cronica lentezza nel realizzare le opere.

È un nervo scoperto del sistema Paese, toccato nelle scorse settimane anche dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, nel rilanciare il concetto di “hub” del gas per lo Stivale. Potremmo diventare la porta d’ingresso per il metano in arrivo dai nuovi giacimenti, come quello di Shah Deniz in Azerbaijan. A patto di saper attirare l’interesse degli investitori. C’è un solo progetto rimasto in lizza per trasportare il metano dal Caspio all’Italia: è il Tap (Trans adriatic pipeline) da dieci miliardi di metri cubi di capacità, che il consorzio di Shah Deniz ha eletto interlocutore esclusivo nelle trattative per un gasdotto meridionale con approdo sulle coste pugliesi.

Ci sono, però, anche i progetti per un tracciato verso l’Europa continentale (Nabucco e Seep, Southeast Europe pipeline). Senza contare l’alleanza Eni-Gazprom con Edf e Wintershall per South Stream, una linea diretta dalla Russia al Vecchio continente, escludendo l’Ucraina. Per essere davvero il centro nevralgico del gas europeo, quindi, l’Italia deve giocare bene le sue carte.

Intanto, Assolombarda propone come terzo intervento di completare gli stoccaggi di gas. Occorre assegnare la capacità già prevista dal decreto 130/2010, altri 2,3 miliardi di metri cubi da sommare alla quantità (1,7 miliardi) entrata in esercizio nel 2011. Tali stoccaggi servirebbero proprio per aumentare la flessibilità delle forniture, potendo acquistare il gas a prezzi più convenienti secondo l’andamento delle quotazioni, per poi immagazzinarlo e utilizzarlo al bisogno.

La quarta mossa, secondo Assolombarda, è «rendere rapidamente operativi tutti i regolamenti di gara per l’assegnazione delle concessioni», favorendo così l’ingresso di nuovi operatori nel mercato. Infine, l’associazione ritiene che il mercato sia maturo per una completa liberalizzazione delle attività di vendita. Sarebbe un altro passo per incrementare la concorrenza nel settore del gas e andare verso una riduzione delle bollette.

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