Il solare termico italiano attende il varo del proprio Conto energia

Fonti pulite –

Assolterm punta a 18 milioni di m2 di collettori installati entro il 2020

Il solare termico italiano rappresenta il 12% delle installazioni dell’Unione Europea ed è uno dei più importanti mercati del Vecchio Continente. Ma per passare dagli attuali 2,6 milioni di metri quadrati di collettori installati all’obiettivo di oltre 18 milioni di m2 entro il 2020 occorre studiare un nuovo sistema incentivante, un vero e proprio Conto energia per le rinnovabili termiche. È questa la richiesta espressa da Assolterm nell’ambito della mostra-convegno Solarexpo & Greenbuilding 2011. Nell’occasione il mondo del solare termico italiano – segnala l’Agi- ha affrontato le prospettive e le sfide legate alle novità introdotte dal decreto di recepimento della direttiva europea sulle rinnovabili (Dlgs 28/2011), approvato lo scorso marzo.

Secondo Valeria Verga, segretario generale di Assolterm, l’associazione di categoria del solare termico, “Il decreto legislativo ha avuto il merito di riequilibrare l’attenzione nei confronti delle termiche, rendendo obbligatorio installare queste tecnologie sui nuovi edifici. Un provvedimento che porterà a un nuovo sistema incentivante per queste fonti, probabilmente uno specifico Conto energia i cui costi verranno spalmati sulle bollette del gas”. Una novità che continuerà a sostenere il solare termico anche dopo la fine della detrazione fiscale del 55%, destinata a chiudersi il 31 dicembre 2011. Il mercato italiano del solare termico è passato, con l’introduzione della detrazione, dai circa 350mila metri quadrati annuali nel 2007 agli attuali 500mila m2 del 2010. Il settore oggi ha un giro d’affari di circa 500 milioni di euro, con un occupazione diretta di 5mila addetti.

Se però si considera l’installato per abitante – spiega ancora l’associazione – le cose non vanno ancora benissimo: l’Italia può contare su 0,04 m2 di collettori pro capite contro gli 0,43 dell’Austria e una media europea di 0,06 m2/abitante. Il nuovo decreto legislativo obbligherà a installare fonti rinnovabili non elettriche nei nuovi edifici o in caso di ristrutturazioni sostanziali,  in modo da soddisfare almeno il 50% del fabbisogno di acqua calda e una percentuale minima dei consumi termici totali (20% nel 2012, 30% nel 2014 e 50% a partire dal 2017). “Obblighi ambiziosi – ha fatto notare Valeria Verga – che però purtroppo non valgono per le ristrutturazioni minori e per quelle limitate agli impianti termici, neppure per le aree sottoposte a vincolo e solo in parte nei centri storici”.

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