Enea: meglio puntare sugli usi termici delle rinnovabili

Rapporti –

Ciò consentirebbe all’Italia di risparmiare per raggiungere il traguardo fissato dall’Unione europea per il 2020

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L’Italia dovrebbe promuovere maggiormente il solare termico, la geotermia e le biomasse per raggiungere l’obiettivo europeo per il 2020, pari al 17% di energia finale consumata proveniente dalle fonti rinnovabili. Questa la conclusione di un recente rapporto di Enea (Usi termici delle fonti rinnovabili): l’energia termica conviene più di quella elettrica, perché si potrebbe risparmiare fino al 60-80% degli investimenti necessari per raggiungere il traguardo del 2020.

Le critiche all’Unione europea
Il ragionamento parte da una critica all’Unione europea, che ha assegnato gli obiettivi nazionali per le rinnovabili considerando gli usi finali dell’energia e non quella primaria. In altre parole, Bruxelles ha escluso dal calcolo il combustibile impiegato da una centrale X per produrre una certa fetta della torta energetica. Il discorso vale sia per impianti tradizionali (come quelli a gas e carbone) sia per quelli alimentati da una fonte rinnovabile come il sole o il vento. Anche questi ultimi, infatti, potrebbero valere in termini di combustibile risparmiato per generare una data quantità di energia.

L’obiettivo europeo, invece, si concentra sull’energia effettivamente consumata in tutti i settori (elettricità, calore, trasporti), per semplificare i conti. Diversamente, secondo Enea, si potrebbe ottenere un panorama più preciso sull’efficienza delle diverse centrali in un determinato paese. Il metodo di Bruxelles, inoltre, ci penalizza, perché le rinnovabili valgono un punto percentuale in meno se calcolate sui consumi finali piuttosto che su quelli primari. In altri termini: non riusciamo a sfruttare appieno tutta l’energia rinnovabile che potremmo produrre con i nostri impianti (al contrario di altri paesi, come la Spagna). A ciò concorrono varie cause, in primis l’inefficienza delle reti elettriche.

L’energia termica costa meno
Qui entra in gioco il paragone tra usi termici ed elettrici delle rinnovabili: «Da un punto di vista economico, non c’è dubbio che nella maggior parte dei casi il costo per produrre un kWh termico sia inferiore a quello per un kWh elettrico», ha commentato Ugo Farinelli, segretario generale dell’Associazione italiana economisti dell’energia, citato dal sito rinnovabili.it. «Appare quindi evidente l’importanza di promuovere la diffusione delle tecnologie per le rinnovabili termiche, rivedendo un sistema d’incentivazione, basato sui certificati verdi e sul conto energia, che non sembra rispondere compiutamente a questa esigenza».

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