Dall’Italia alla Germania, le associazioni chiedono più aiuto per le rinnovabili

Interventi –

Fioccano le lettere ai rispettivi Governi per chiedere la stabilità degli incentivi, soprattutto nel fotovoltaico

pannelli eolica energia

In questo periodo vanno di moda le lettere scritte dalle lobby delle fonti rinnovabili alle istituzioni, per chiedere una retromarcia sui nuovi tagli agli incentivi. L’Italia ha fatto scuola nel fotovoltaico, con le note vicende che hanno interessato il settore dal decreto Romani in poi. Ancora in questi giorni, Asso Energie Future ha diffuso un comunicato per criticare gli effetti “disastrosi” delle norme varate dall’ex ministro dello Sviluppo economico nel 2011. Secondo l’associazione, il fotovoltaico italiano starebbe addirittura “franando”, nonostante il boom d’installazioni del 2011. E la colpa sarebbe proprio del decreto “ammazza rinnovabili”. Tanto da considerare a rischio 10.000 posti di lavoro. Asso Energie Future vorrebbe quindi che l’esecutivo si sforzasse di partorire un Piano energetico nazionale, con un ruolo centrale delle fonti alternative. Un’altra richiesta in tal senso è appena arrivata dal tavolo di lavoro degli enti locali per il clima, (che riunisce varie associazioni come l’Anci, il Coordinamento delle Agende 21 locali Italiane e il Kyoto Club).

La lobby dell’eolico (Anev), di recente, ha sollecitato il Governo a emanare le misure attuative con le regole, le tariffe e gli obiettivi per l’energia del vento nel nostro Paese, sulla scia del decreto 28/2011 (quello di Paolo Romani) sulle fonti rinnovabili. Un’altra associazione, l’Aper, ha imitato i colleghi del vento con una lettera indirizzata ai ministri competenti, chiedendo di rinviare di un anno, al primo gennaio 2014, l’applicazione degli incentivi previsti dal famigerato decreto atutativo, che è ormai in ritrdo di quasi sei mesi. «Si ritiene che tale soluzione sia oggi necessaria al fine di ristabilire certezza e fiducia negli investitori – è il testo della missiva – dando un tempo sufficiente per portare a compimento le iniziative industriali già intraprese con le precedenti regole e pianificare le future, nell’ambito della nuova disciplina incentivante». Il provvedimento ministeriale era atteso a settembre 2011, garantendo così alle aziende un quadro normativo definito e omogeneo per i progetti degli impianti che entreranno in funzione dopo il 31 dicembre 2012.

C’è molto fermento anche in Germania, il primo mercato mondiale del fotovoltaico, per quanto battuto lo scorso anno dall’Italia nella quantità di potenza installata in dodici mesi. Il Governo ha annunciato un taglio anticipato degli incentivi, pari al 20-30%, che sarebbe dovuto scattare già questo mese. Ora sembra che ci sarà un rinvio al primo aprile, grazie a un compromesso tra il ministro dell’Economia Philipp Roesler e quello dell’Ambiente, Norbert Roettgen. Si sta pensando anche di ammorbidire l’impatto delle future tariffe sui grandi impianti, particolarmente penalizzati dalla proposta originaria. Il provvedimento passerà al vaglio parlamentare; feroci sono state le critiche di molti partiti (non solo l’opposizione di Spd e Verdi, ma anche in seno alla maggioranza), oltre che dalle aziende del solare.

Si è mobilitata perfino l’Epia, la lobby europea del fotovoltaico, con una lettera inviata al cancelliere Angela Merkel dal suo presidente, Ingmar Wilhelm. «Nessuno pensa che gli incentivi al solare debbano durare per sempre […] e tutti sanno che questi devono essere definiti con intelligenza e adattati correttamente alle mutevoli condizioni del mercato – si legge nella lettera -. Tuttavia, ciò non significa che gli incentivi vadano ridotti all’improvviso e a livelli insostenibili». Da un lato, l’associazione plaude alla politica energetica tedesca, orientata a far crescere il peso delle rinnovabili. Dall’altro, però, teme gli effetti negativi sull’occupazione e sulla fiducia degli investitori che le nuove tariffe potrebbero determinare.

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