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Decreti
Aper: le bioenergie rischiano di scomparire
L'associazione sostiene le aziende del settore nelle critiche al Sistema nazionale di certificazione voluto dal Governo
26 Aprile 2012
L’industria delle bioenergie è in subbuglio. In queste settimane, dominate dalle lamentele del settore fotovoltaico sul quinto Conto energia, le altre fonti rinnovabili sono rimaste un po’ in secondo piano. Proprio nei giorni scorsi, però, diversi operatori delle bioenergie si sono scagliati contro il decreto ministeriale del 23 gennaio 2012, ricevendo il pieno sostegno dell’Aper (l’associazione dei produttori di energia verde). Questo decreto stabilisce il funzionamento del Sistema nazionale per certificare la sostenibilità dei biocarburanti e bioliquidi. Arrivando, quindi, con diversi mesi di ritardo rispetto al decreto legislativo 55/2011 che, appunto, rinviava a un successivo provvedimento ministeriale la disciplina della materia.

Biocarburanti e bioliquidi, lo ricordiamo, sono ricavati dalle biomasse: i primi si utilizzano nei trasporti (come il biodiesel o l’etanolo), mentre i secondi servono prevalentemente a produrre energia elettrica o termica, per esempio il biogas. Il problema evidenziato dalla lobby del settore è la difficoltà nell’applicare le misure previste dal decreto, considerate eccessivamente dispendiose. Il decreto, inoltre, impone «delle scadenze impossibili da rispettare, a causa dei ritardi nella pubblicazione degli strumenti normativi e del mancato coinvolgimento degli operatori», si legge in un comunicato dell’Aper.

L’obiettivo del Governo è assicurare la sostenibilità di biocarburanti e bioliquidi; significa rispettare determinati parametri sulla riduzione delle emissioni inquinanti, la provenienza delle materie prime (quindi la tracciabilità dell’intera filiera), l’utilizzo dei terreni agricoli e così via. Il Sistema nazionale dovrebbe funzionare attraverso società di certificazione indipendenti, precedentemente accreditate a svolgere queste attività. Troppi oneri per le imprese, sostiene però l’Aper, che ha ricordato gli altri punti critici per le bioenergie. Il calo degli incentivi (-22% per tutte le fonti), il “brusco rialzo” dei prezzi delle materie prime per approvvigionare gli impianti, l’accisa sull’energia termica generata dalle centrali a biomasse.

«Condizioni, queste, che hanno messo in ginocchio le aziende del settore, che rischiano adesso di non rialzarsi più», scrive l’Aper. Con circa 600 MW di potenza installata, oltre 100 impianti e un’occupazione di circa 5.000 persone, incluso l’indotto, l’industria delle bioenergie secondo l’associazione va tutelata, anche perché in massima parte frutto del made in Italy. Nella situazione attuale, termina il comunicato, «il comparto dei bioliquidi è destinato a scomparire».
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