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Strategie
La Polonia continua a bloccare l'Europa sulla Roadmap 2050
Nell'ultimo Consiglio Ue sull'ambiente, è stato l'unico Paese a ostacolare il testo proposto dalla Commissione
20 Marzo 2012
C'è solo una crepa nella Roadmap 2050 con cui l'Europa vorrebbe ridurre progressivamente le emissioni di CO2: è la Polonia, unico degli Stati membri a contrastare con decisione il provvedimento. Nell'ultimo Consiglio Ue sull'ambiente, che ha riunito i ministri competenti, la Polonia ha intralciato i negoziati per approvare la Roadmap, pubblicata dalla Commissione europea lo scorso anno. Il testo, lo ricordiamo, prevede di costruire entro il 2050 un'economia sostenibile, puntando sull'efficienza energetica e le fonti rinnovabili in tutti i settori (residenziale, industrie, trasporti e così via). L'obiettivo finale è diminuire dell'80-95% le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990, con alcuni traguardi intermedi: -25% nel 2020, -40% nel 2030 e -60% nel 2040. Sperando di prevenire le contestazioni polacche (appoggiate da altri Paesi dell'Est come Romania e Repubblica Ceca), la presidenza danese di turno aveva omesso il riferimento al 2020 nella bozza del testo.

Non è bastato. Varsavia continua a opporsi, perché dipende per il 90% dal carbone per i suoi consumi elettrici. Utilizzando questa fonte fossile, la più inquinante, la Polonia non potrebbe adeguarsi agli obiettivi della Roadmap se non a costi altissimi, acquistando sul mercato i crediti di emissione necessari a compensare l'obsolescenza delle sue centrali termoelettriche. Germania, Francia e Gran Bretagna, invece, guidano il fronte favorevole a una stretta sulle emissioni di CO2, anche per rivitalizzare il mercato del carbonio. Ora langue su prezzi medi di otto euro per tonnellata di CO2, mentre dovrebbe salire a 25-40 euro per orientare davvero gli investimenti delle aziende verso tecnologie più pulite. «La cattiva notizia è che la Polonia ha bloccato le decisioni del Consiglio per la seconda volta - ha commentato il commissario Ue per il Clima, Connie Hedegaard -. Quella buona e incoraggiante è che la Polonia è stato l'unico Paese a ostacolare. La presidenza e gli altri 26 Stati membri hanno chiesto esplicitamente alla Commissione di procedere, ed è quello che faremo».
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